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| Perchè
in auto amiamo il rischio ? |
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| Dai,
mettiamo il turbo alle parole |
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| L'articolo è stato pubblicato
sul numero di ottobre 2002 del mensile "Cosmopolitan"
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| SIAMO
PARI ma io mi sento dispari |
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| Il
ruolo della Psicologia all'interno della chirurgia refrattiva
Lasik e Prk |
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Il
ruolo della Psicologia all'interno della chirurgia refrattiva
e, in particolar modo, negli interventi Lasik e Prk per
il trattamento della miopia, dell'astigmatismo e dell'ipermetropia
deve diventare prioritario. L'aspetto della consulenza
e del sostegno psicologico al paziente che decide di sottoporsi
al laser ad eccimeri e alla sua famiglia non deve riguardare
sporadici casi, ma deve diventare la prassi per ogni intervento
chirurgico.
L'organo
della vista è probabilmente quello più importante all'interno
di una società civilizzata come la nostra; pertanto, non
vanno sottovalutati nè i piccoli inconvenienti derivanti
dalla chirurgia refrattiva come gli aloni e la difficoltà
alla guida notturna, nè le complicazioni post-operatorie
maggiormente importanti come lo sdoppiamento visivo, l'astigmatismo
irregolare permanente e le infezioni.
La consulenza ed il sostegno psicologico si collocano
nell'ambito della Psicologia della Salute come interventi
di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
Tra gli interventi di prevenzione primaria troviamo:
- la formazione/aggiornamento
agli ottici, optometristi, oculisti, medici di base,
giovani, famiglie;
- articoli su riviste specializzate
che si occupano del fenomeno;
- siti internet che illustrano
le possibili conseguenze negative derivanti da un
intervento laser;
- associazioni di volontariato
che abbiano come scopo quello di diffondere i benefici
e i rischi riguardanti gli interventi Lasik e Prk;
- la consulenza informativa
e psicologica prima di sottoporre un individuo ad
un intervento chirurgico.
Tra gli interventi di prevenzione secondaria troviamo:
- il sostegno psicologico e
la psicoterapia al soggetto operato e alla sua famiglia
in caso di complicazioni post-operatorie;
- la creazione di associazioni
di volontariato che abbiano come scopo quello di aiutare
gli individui che hanno subito un trauma all'organo
della vista derivante da un intervento laser;
- la creazione di forum di
discussione, mailing-list e newsgroup.
Tra gli interventi di prevenzione terziaria troviamo:
- il sostegno psicologico e
la psicoterapia al soggetto operato e alla sua famiglia;
- la creazione di gruppi di
auto-aiuto;
- la creazioni di reti di supporto;
- la riabilitazione psico-fisica
del soggetto in caso di complicazioni post-operatorie;
- la creazione di nuovi supporti
visivi e ausili;
- la consulenza orientativa
con bilancio di competenze per un eventuale nuovo
inserimento lavorativo.
Ciò che mi domando in questo momento è: dove sono finiti
gli interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria?
Perchè la maggior parte delle persone che subisce un trauma
psicologico e fisico dopo un intervento Lasik o Prk, si
sente sola e abbandonata al proprio destino?
Eppure, le diagnosi di Depressione reattiva, Disturbo
da adattamento e Sindrome post-traumatica da stress dovrebbero
fare riflettere gli addetti ai lavori!
Non possiamo continuare a chiudere gli occhi... ma, forse,
riflettendo con attenzione, i "nuovi ciechi" siamo proprio
noi....
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Guardare
lo stesso mondo con occhi diversi
o guardare un mondo diverso con gli stessi occhi? |
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Quale
sensazione di libertà può essere paragonata ad un individuo
che un bel giorno si toglie gli occhiali, va su un ponte,
prende la montatura, la getta in un fiume e guarda il
mondo con i suoi nuovi occhi dicendo finalmente addio
a quelle fastidiosissime lenti a contatto, liquidi per
la disinfezione, occhiali da sole graduati e a quella
protesi che il business ha avuto il cattivo gusto di trasformare
in occhiale di tendenza?
Ti sentivi proprio un handicappato con quel paio di occhiali
e con quel tuo compulsivo togli e metti a seconda della
situazione! Togli per fare la doccia, metti per farti
la barba, togli per andare a dormire, metti per guardare
la televisione, togli per truccarti il viso, metti per
darti lo smalto....
Mamma
mia quanto stress!! Eri proprio sull'orlo di una crisi
di nervi quando hai iniziato a vedere sedie a rotelle,
bastoni per ciechi e busti a forma di occhiali! "Sono
un invalido" ti sei ripetuto più volte, "mi sento un handicappato
con questi occhiali", "come si fa andare a ballare con
questa protesi, fare sport, abbordare le ragazze/i, fare
spettacolo, lavorare in mezzo a sostanze polverose?".
Poi,
un giorno che non dimenticherai mai per tutta la tua vita,
ti cadono gli occhiali e si rompono. Bastano pochi istanti
per sentirti subito un "diverso". Panico. Ti domandi:
"come faccio adesso? Come torno a casa? Non potrei sopravvivere
senza occhiali...." Silenzio. Senza la vista non si è
nessuno in questa società futuristica. Tutto al giorno
d'oggi è stimolo visivo: la televisione, il cinema, gli
effetti speciali, la moda, i divertimenti, il computer...
tutto si vede, si osserva, si guarda...
Allora?
Che cosa aspetti? Non siamo più nel medio evo durante
il quale spesso si moriva ciechi perchè i difetti visivi
non venivano corretti! Siamo nel 2000 e la chirurgia oggi
fa miracoli: bastano solo 15 minuti per cambiare la tua
vita, solo 15 minuti...
... peccato che per abituarsi a quel
cambiamento, in alcuni casi, non basti un'intera vita!
Una scelta difficile...
Motivazioni a supporto di un'operazione Lasik o Prk:
- quando si lavora in ambienti
polverosi, con vapori chimici, in ambienti caldi o
con alta percentuale di vapore o si desidera accedere
ai bandi di corso per polizia, guardie forestali (ragione
lavorativa);
- se si pratica sport specialmente
a livello agonistico (ragioni sportive);
- se si desidera intraprendere
la carriera di attori, modelli, cantanti, presentatori
(ragioni estetiche);
- se si è impossibilitati ad
usare lenti a contatto o se l'occhiale che si porta
è pesante e rende difficoltoso il suo utilizzo (ragioni
di intolleranza);
- quando l'occhiale o la lente
a contatto è sentita come un handicap, provoca un
senso di costrizione o di insofferenza, è causa di
introversione o di insicurezza (ragioni psicologiche).
Motivazioni a supporto della rinuncia ad un'operazione
Lasik o Prk:
- eccessiva o insufficiente
correzione della curvatura corneale con conseguente
uso di lenti o possibilità a dover affrontare un secondo
intervento;
- fenomeno della regressione
(parziale ritorno del difetto);
- impossibilità di arrestare
nel tempo l'evoluzione del difetto;
- velature transitorie della
cornea che tendono a ridursi verso i 6 mesi;
- irregolare rimozione di tessuto
corneale che determina un calo dell'acuità visiva
ed una visione meno nitida e chiara;
- dolore dopo l'operazione;
- abbagliamenti;
- fotofobia;
- fluttuazioni visive;
- effetto alone specialmente
in condizione di ridotta visibilità;
- immagini sdoppiate;
- riduzione della sensibilità
al contrasto;
- difficoltà nella guida notturna;
- astigmatismo irregolare permanente;
- infezioni, emorragie o alterazioni
permanenti della cornea (rari);
- depressione acuta;
- disturbo post-traumatico da
stress;
- attacchi di panico.
Una scelta apparentemente facile, in realtà estremamente
difficile, che pone l'individuo di fronte ad alcune
importanti considerazioni:
- il desiderio di vivere una
vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare
lo stesso mondo con occhi diversi (operazione Lasik
o Prk senza particolari complicazioni post-operatorie);
- la paura di vivere una vita
senza - ma a volte perfino con - occhiali o lenti
a contatto e non riuscire più a vedere lo stesso mondo
di prima (operazione Lasik o Prk con complicazioni
post-operatorie);
- la rinuncia volontaria a vivere
una vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare
un mondo diverso con gli stessi di prima (decisione
di non operarsi);
- la rinuncia forzata a vivere
una vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare
lo stesso mondo con gli stessi occhi di prima (caratteristiche
dell'occhio inadatte all'intervento chirurgico);
- le conseguenze negative che
permettono di vivere una vita senza - ma a volte perfino
con - occhiali o lenti a contatto e di non riuscire
più a vedere lo stesso mondo di prima (operazione
Lasik o Prk con complicazioni post-operatorie).
Il primo problema può essere affrontato con l'aiuto
dell'oculista e dello psicologo attraverso:
- consulenza psicologica per
valutare le aspettative circa la riuscita dell'intervento;
- colloqui psico-diagnostici
per valutare l'eventuale presenza di disturbi psichici
quali il Dismorfismo corporeo.
Il secondo problema può essere affrontato con
l'aiuto della famiglia, del medico di base, del proprio
ottico, dell'oculista e di uno psicologo attraverso:
- colloqui informativi per
raccogliere il maggior numero di informazioni possibili
per una scelta consapevole;
- esami clinici approfonditi
per verificare l'effettiva idoneità all'intervento
chirurgico;
- consulenza psicologica per
valutare i rischi di un intervento di chirurgia refrattiva.
Il terzo problema può essere affrontato con l'aiuto
della famiglia e di uno psicologo attraverso:
- consulenza psicologica per
esaminare possibili alternative all'intervento chirurgico;
- valorizzazione della propria
condizione di "portatore di occhiali o lenti a contatto";
- sostegno psicologico per
potenziare la propria autostima e ridefinire la propria
immagine corporea.
Il quarto problema può essere affrontato con l'aiuto
della famiglia, dell'oculista e di uno psicologo attraverso:
- colloqui informativi per
valutare l'aumento esponenziale delle complicazioni
post-operatorie nel caso che l'intervento venga eseguito
ugualmente in altre strutture cliniche o ospedaliere
da medici poco scrupolosi su insistenza del paziente;
- accettazione della propria
dipendenza da mezzi protesici;
- valorizzazione della propria
condizione di "portatore di occhiali o lenti a contatto";
- sostegno psicologico per
potenziare la propria autostima e ridefinire la propria
immagine corporea;
- sostegno o psicoterapia in
presenza di umore depresso, sentimenti di impotenza,
rabbia, sensazione di handicap, frustrazione.
Il quinto problema può essere affrontato con l'aiuto
della famiglia e di uno psicologo attraverso:
- sostegno psicologico o psicoterapia
in presenza di episodi depressivi, tentativi di suicidio,
disturbo post-traumatico da stress, attacchi di panico...;
- sostegno psicologico alla
famiglia;
- sostegno psicologico per
potenziare la propria autostima e ridefinire la propria
immagine corporea;
- colloqui di orientamento
per valutare un eventuale cambiamento lavorativo dovuto
alla nuova condizione psico-fisica;
- accettazione della propria
condizione di invalidità più o meno in forma grave;
- adattamento alla nuova condizione
visiva modificando il proprio stile di vita;
- acquisto di attrezzature
e ausili che riducano in parte il disagio derivante
dalla nuova condizione di invalidità più o meno in
forma grave;
- impegno in campagne per la
diffusione e il diritto ad una corretta informazione
circa i vantaggi e gli svantaggi di un intervento
di chirurgia refrattiva;
- supporto di un gruppo di
auto-aiuto;
- formazione di una rete di
supporto con altri individui nella propria condizione;
- promozione di associazioni
di volontariato che abbiano come scopo la prevenzione
del benessere dell'individuo.
Questo
articolo non ha come scopo quello di scoraggiare i giovani
ad affrontare interventi di chirurgia refrattiva Lasik
e Prk, ma quello di puntare l'attenzione verso medici
poco scrupolosi e attenti e pazienti eccessivamente impulsivi
e sprovveduti.
In
realtà, le operazioni con il laser hanno portato non solo
i cosiddetti "Nuovi Invalidi" ma anche i "Nuovi Miracolati":
"mi sono addormentato che non vedevo, ho aperto gli occhi
ed ho visto gli spilli per terra!".
Quello
che alla fine è importante tenere presente è che la condizione
di partenza del difetto visivo, lo stile di vita, le aspettative
che si hanno circa la riuscita dell'intervento, il tipo
di professione che si svolge, gli hobby che si hanno,
gli sport che si praticano, le caratteristiche di personalità
che si posseggono orientano alla scelta di operarsi oppure
a quella di rinunciare all'intervento accettando la propria
condizione di ..."vita con lenti".
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| Single:
non sempre è una scelta |
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Non l'hanno visto tutte ma l'hanno visto in molte "Il
diario di Bridget Jones" di Helen Fielding portato recentemente
sul grande schermo. Bridget, la single trentenne più famosa
di Londra, è diventata di celluloide. La sua storia è
una delle tante storie e si basa su un concetto estremamente
semplice: vivere da single. Eppure, pagina dopo pagina,
scena dopo scena, ci si accorge che non sempre questa
condizione è una scelta. Bridget è una donna in carriera,
vive sola, è autonoma, frequenta un gruppo di amici e
nessuno la stressa quando rientra tardi la sera o beve
un bicchiere di troppo. Ma poi il bicchiere diventa una
bottiglia, la sigaretta un intero pacchetto, lo spuntino
notturno un'abbuffata compulsiva.
In realtà, Bridget cerca un uomo, un uomo con il quale
non dividere solamente il letto ma trascorrere la propria
vita. La ricerca si rivela, però, subito difficile.
Chi può dire con tutta onestà di essere single per scelta?
Forse solamente chi è passato per l'inferno può realmente
affermare che, a volte, è meglio essere soli che mal accompagnati!
In tutti i restanti casi, la risposta potrebbe trovarsi
nel non aver ancora conosciuto l'anima gemella ed è per
questo motivo che, spesso, si preferisce dire agli altri
che si è soli per una propria decisione. La vera scelta
resta in ogni modo quella di poter decidere con chi trascorrere
la propria vita e non se trascorrerla o meno con qualcuno!
Da sempre il rapporto con l'altro nasce dal bisogno di
essere in due, bisogno che è culturalmente determinato
e fa parte dell'ereditarietà biologica legata alla sopravvivenza
della specie e dell'individuo. La scelta di un compagno
inizia, infatti, con la pubertà, per poi proseguire con
l'età adulta. Si parte da bisogni d'appoggio/sostegno
o da bisogni narcisistici (cercare un partner che sia
uguale a noi o come desidereremmo essere) che sono prevalentemente
di tipo immaturo, per arrivare a quelli di complementarietà,
di integrazione, di scambio in cui ci si preoccupa in
maniera paritetica dei propri bisogni e di quelli dell'altro
(vita mea-vita tua).
Essere single è soprattutto una questione di testa e non
di bellezza: questo uno dei messaggi che il film trasmette.
Alla fine, infatti, la bravissima Rénee Zellweger un compagno
lo trova... e che fidanzato! Non sono, quindi, sempre
le più bruttine o quelle con qualche chilo di troppo a
restare single; anche quelle snelle, dalle lunghissime
gambe affusolate, si ritrovano talvolta davanti allo specchio
di casa a parlare a voce alta, per rompere il silenzio
che le circonda.
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| Lei
parla troppo, lui non l'ascolta |
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Li hanno definiti Marte e Venere, Sole e Luna, Terra e
Acqua, ma sono semplicemente uomini e donne. Universi
paralleli, che a volte riescono a compenetrarsi e a fondersi
magicamente. Eppure, le diversità esistono; col tempo
possono aumentare, anche attenuarsi e sfumare, ma alla
fine, restano sempre.
"Che cosa vogliono gli uomini?": le donne si sono già
date una risposta da molto tempo; sono gli uomini che
sembrano non avere ancora completamente compreso quanta
ricchezza, novità e complessità nasconda la donna del
nuovo millennio.
Nella commedia "What women wont" con Mel Gibson ed Helen
Hunt, è il pubblicitario Nick Marshall, maschilista e
donnaiolo, a domandarsi "Che cosa vogliono le donne?",
e a diventare, in seguito ad una scossa elettrica che
gli fa acquisire il dono della telepatia, il miglior complice
di queste ultime. Sfortunatamente noi non viviamo in una
fiction e continuiamo a ripeterci come un disco rotto
"io non la/lo capisco", "lui/lei non mi capisce". Allora,
ecco che entra in scena l'amica/o del cuore che dispensa
consigli come fossero prescrizioni mediche! "Non fare
così.. dai retta a chi c'è già passata/o prima di te!"
E di questo passo, le ricette su come affrontare il rapporto
con l'altro si tramandano da una generazione all'altra
come i racconti popolari che si arricchiscono man mano
di nuovi contorni e che a tutto servono fuorché trovare
un linguaggio comprensibile per entrambi i sessi!
Ma è proprio la diversità, sì quella connotazione che
più di tutte ci disturba e che fatichiamo ad apprezzare
in una relazione, a favorire quella gamma di emozioni,
sentimenti e comportamenti che ha la funzione di rinvigorire,
rinnovare e mantenere, nel tempo, un rapporto di coppia.
"Dov'è allora il problema?" direte voi; "Nella domanda
sbagliata" rispondo io. Occorre infatti chiedersi: "In
che modo affrontiamo gli eventi, i problemi, le insicurezze
e i desideri?" L'uomo usa una logica di potere ed ha bisogno
di comprendere la situazione oltre che di sentirsi compreso.
Ragiona seguendo lo schema "definizione del problema e
sua soluzione" e per interessarsi all'altro ha bisogno
di sentirsi valorizzato. Quando la soluzione non si presenta
con immediatezza e con successo, allora il problema viene
accantonato; l'uomo sceglie di isolarsi, o di occuparsi
del proprio lavoro smisuratamente, e a minimizzare gli
stati d'animo. La donna parte, invece, da una "logica
di relazione" ed ha bisogno di parlare, sentirsi ascoltata,
amata ed accettata. Ragiona pensando che la cosa importante
è stare vicini, darsi affetto e per essere coinvolta ha
bisogno di sentirsi importante, al primo posto. Tende
a parlare dei problemi, a confidarsi, a chiedere consigli
alle amiche e a soffocare il partner con critiche ed apprezzamenti.
In definitiva, lui pensa che lei parli troppo, lei che
lui non l'ascolti... Non c'è bisogno della sfera di cristallo
per intuire che il rapporto con l'altro sesso non resterà
esente da difficoltà neppure in questo secolo! Non sorridete
della prossima esortazione: donne parlate di meno e uomini
ascoltate di più: la lettura del pensiero non è di questo
mondo...
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