Articoli

Affari magici

L'articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2004 del mensile "Poliziamoderna":
poliziamoderna

La Signora in Nero

L'articolo Ŕ stato pubblicato sul numero di novembre 2003 del mensile "Cosmopolitan":
cosmopolitanNov1

Perchè in auto amiamo il rischio ?

L'articolo è stato pubblicato sul numero del 20 Maggio 2003 del settimanale "Bella":
bella

Dai, mettiamo il turbo alle parole

L'articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2002 del mensile "Cosmopolitan":
cosmopolitan1

Siamo pari ma io mi sento dispari

L'articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2002 del mensile "Cosmopolitan":
cosmopolitan2

Psicologia all'interno della chirurgia

Il ruolo della Psicologia all'interno della chirurgia refrattiva e, in particolar modo, negli interventi Lasik e Prk per il trattamento della miopia, dell'astigmatismo e dell'ipermetropia deve diventare prioritario. L'aspetto della consulenza e del sostegno psicologico al paziente che decide di sottoporsi al laser ad eccimeri e alla sua famiglia non deve riguardare sporadici casi, ma deve diventare la prassi per ogni intervento chirurgico.
        L'organo della vista è probabilmente quello più importante all'interno di una società civilizzata come la nostra; pertanto, non vanno sottovalutati nè i piccoli inconvenienti derivanti dalla chirurgia refrattiva come gli aloni e la difficoltà alla guida notturna, nè le complicazioni post-operatorie maggiormente importanti come lo sdoppiamento visivo, l'astigmatismo irregolare permanente e le infezioni.  
           La consulenza ed il sostegno psicologico si collocano nell'ambito della Psicologia della Salute come interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

Tra gli interventi di prevenzione primaria troviamo:
  • la formazione/aggiornamento agli ottici, optometristi, oculisti, medici di base, giovani, famiglie;
  • articoli su riviste specializzate che si occupano del fenomeno;
  • siti internet che illustrano le possibili conseguenze negative derivanti da un intervento laser;
  • associazioni di volontariato che abbiano come scopo quello di diffondere i benefici e i rischi riguardanti gli interventi Lasik e Prk;
  • la consulenza informativa e psicologica prima di sottoporre un individuo ad un intervento chirurgico.
Tra gli interventi di prevenzione secondaria troviamo:
  • il sostegno psicologico e la psicoterapia al soggetto operato e alla sua famiglia in caso di complicazioni post-operatorie;
  • la creazione di associazioni di volontariato che abbiano come scopo quello di aiutare gli individui che hanno subito un trauma all'organo della vista derivante da un intervento laser;
  • la creazione di forum di discussione, mailing-list e newsgroup.
Tra gli interventi di prevenzione terziaria troviamo:
  • il sostegno psicologico e la psicoterapia al soggetto operato e alla sua famiglia;
  • la creazione di gruppi di auto-aiuto;
  • la creazioni di reti di supporto;
  • la riabilitazione psico-fisica del soggetto in caso di complicazioni post-operatorie;
  • la creazione di nuovi supporti visivi e ausili;
  • la consulenza orientativa con bilancio di competenze per un eventuale nuovo inserimento lavorativo.
           Ciò che mi domando in questo momento è: dove sono finiti gli interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria? Perchè la maggior parte delle persone che subisce un trauma psicologico e fisico dopo un intervento Lasik o Prk, si sente sola e abbandonata al proprio destino?
           Eppure, le diagnosi di Depressione reattiva, Disturbo da adattamento e Sindrome post-traumatica da stress dovrebbero fare riflettere gli addetti ai lavori!
           Non possiamo continuare a chiudere gli occhi... ma, forse, riflettendo con attenzione, i "nuovi ciechi" siamo proprio noi....

Lo stesso mondo con occhi iversi

Quale sensazione di libertà può essere paragonata ad un individuo che un bel giorno si toglie gli occhiali, va su un ponte, prende la montatura, la getta in un fiume e guarda il mondo con i suoi nuovi occhi dicendo finalmente addio a quelle fastidiosissime lenti a contatto, liquidi per la disinfezione, occhiali da sole graduati e a quella protesi che il business ha avuto il cattivo gusto di trasformare in occhiale di tendenza?
Ti sentivi proprio un handicappato con quel paio di occhiali e con quel tuo compulsivo togli e metti a seconda della situazione! Togli per fare la doccia, metti per farti la barba, togli per andare a dormire, metti per guardare la televisione, togli per truccarti il viso, metti per darti lo smalto....
          Mamma mia quanto stress!! Eri proprio sull'orlo di una crisi di nervi quando hai iniziato a vedere sedie a rotelle, bastoni per ciechi e busti a forma di occhiali! "Sono un invalido" ti sei ripetuto più volte, "mi sento un handicappato con questi occhiali", "come si fa andare a ballare con questa protesi, fare sport, abbordare le ragazze/i, fare spettacolo, lavorare in mezzo a sostanze polverose?".
          Poi, un giorno che non dimenticherai mai per tutta la tua vita, ti cadono gli occhiali e si rompono. Bastano pochi istanti per sentirti subito un "diverso". Panico. Ti domandi: "come faccio adesso? Come torno a casa? Non potrei sopravvivere senza occhiali...." Silenzio. Senza la vista non si è nessuno in questa società futuristica. Tutto al giorno d'oggi è stimolo visivo: la televisione, il cinema, gli effetti speciali, la moda, i divertimenti, il computer... tutto si vede, si osserva, si guarda...
          Allora? Che cosa aspetti? Non siamo più nel medio evo durante il quale spesso si moriva ciechi perchè i difetti visivi non venivano corretti! Siamo nel 2000 e la chirurgia oggi fa miracoli: bastano solo 15 minuti per cambiare la tua vita, solo 15 minuti...
    ... peccato che per abituarsi a quel cambiamento, in alcuni casi, non basti un'intera vita!

Una scelta difficile...

Motivazioni a supporto di un'operazione Lasik o Prk:
  • quando si lavora in ambienti polverosi, con vapori chimici, in ambienti caldi o con alta percentuale di vapore o si desidera accedere ai bandi di corso per polizia, guardie forestali (ragione lavorativa);
  • se si pratica sport specialmente a livello agonistico (ragioni sportive);
  • se si desidera intraprendere la carriera di attori, modelli, cantanti, presentatori (ragioni estetiche);
  • se si è impossibilitati ad usare lenti a contatto o se l'occhiale che si porta è pesante e rende difficoltoso il suo utilizzo (ragioni di intolleranza);
  • quando l'occhiale o la lente a contatto è sentita come un handicap, provoca un senso di costrizione o di insofferenza, è causa di introversione o di insicurezza (ragioni psicologiche).
Motivazioni a supporto della rinuncia ad un'operazione Lasik o Prk:
  • eccessiva o insufficiente correzione della curvatura corneale con conseguente uso di lenti o possibilità a dover affrontare un secondo intervento;
  • fenomeno della regressione (parziale ritorno del difetto);
  • impossibilità di arrestare nel tempo l'evoluzione del difetto;
  • velature transitorie della cornea che tendono a ridursi verso i 6 mesi;
  • irregolare rimozione di tessuto corneale che determina un calo dell'acuità visiva ed una visione meno nitida e chiara;
  • dolore dopo l'operazione;
  • abbagliamenti;
  • fotofobia;
  • fluttuazioni visive;
  • effetto alone specialmente in condizione di ridotta visibilità;
  • immagini sdoppiate;
  • riduzione della sensibilità al contrasto;
  • difficoltà nella guida notturna;
  • astigmatismo irregolare permanente;
  • infezioni, emorragie o alterazioni permanenti della cornea (rari);
  • depressione acuta;
  • disturbo post-traumatico da stress;
  • attacchi di panico.
Una scelta apparentemente facile, in realtà estremamente difficile, che pone l'individuo di fronte ad alcune importanti considerazioni:
  1. il desiderio di vivere una vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare lo stesso mondo con occhi diversi (operazione Lasik o Prk senza particolari complicazioni post-operatorie);
  2. la paura di vivere una vita senza - ma a volte perfino con - occhiali o lenti a contatto e non riuscire più a vedere lo stesso mondo di prima (operazione Lasik o Prk con complicazioni post-operatorie);
  3. la rinuncia volontaria a vivere una vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare un mondo diverso con gli stessi di prima (decisione di non operarsi);
  4. la rinuncia forzata a vivere una vita senza occhiali o lenti a contatto e guardare lo stesso mondo con gli stessi occhi di prima (caratteristiche dell'occhio inadatte all'intervento chirurgico);
  5. le conseguenze negative che permettono di vivere una vita senza - ma a volte perfino con - occhiali o lenti a contatto e di non riuscire più a vedere lo stesso mondo di prima (operazione Lasik o Prk con complicazioni post-operatorie).
Il primo problema può essere affrontato con l'aiuto dell'oculista e dello psicologo attraverso:
  • consulenza psicologica per valutare le aspettative circa la riuscita dell'intervento;
  • colloqui psico-diagnostici per valutare l'eventuale presenza di disturbi psichici quali il Dismorfismo corporeo.
Il secondo problema può essere affrontato con l'aiuto della famiglia, del medico di base, del proprio ottico, dell'oculista e di uno psicologo attraverso:
  • colloqui informativi per raccogliere il maggior numero di informazioni possibili per una scelta consapevole;
  • esami clinici approfonditi per verificare l'effettiva idoneità all'intervento chirurgico;
  • consulenza psicologica per valutare i rischi di un intervento di chirurgia refrattiva.
Il terzo problema può essere affrontato con l'aiuto della famiglia e di uno psicologo attraverso:
  • consulenza psicologica per esaminare possibili alternative all'intervento chirurgico;
  • valorizzazione della propria condizione di "portatore di occhiali o lenti a contatto";
  • sostegno psicologico per potenziare la propria autostima e ridefinire la propria immagine corporea.
Il quarto problema può essere affrontato con l'aiuto della famiglia, dell'oculista e di uno psicologo attraverso:
  • colloqui informativi per valutare l'aumento esponenziale delle complicazioni post-operatorie nel caso che l'intervento venga eseguito ugualmente in altre strutture cliniche o ospedaliere da medici poco scrupolosi su insistenza del paziente;
  • accettazione della propria dipendenza da mezzi protesici;
  • valorizzazione della propria condizione di "portatore di occhiali o lenti a contatto";
  • sostegno psicologico per potenziare la propria autostima e ridefinire la propria immagine corporea;
  • sostegno o psicoterapia in presenza di umore depresso, sentimenti di impotenza, rabbia, sensazione di handicap, frustrazione.
Il quinto problema può essere affrontato con l'aiuto della famiglia e di uno psicologo attraverso:
  • sostegno psicologico o psicoterapia in presenza di episodi depressivi, tentativi di suicidio, disturbo post-traumatico da stress, attacchi di panico...;
  • sostegno psicologico alla famiglia;
  • sostegno psicologico per potenziare la propria autostima e ridefinire la propria immagine corporea;
  • colloqui di orientamento per valutare un eventuale cambiamento lavorativo dovuto alla nuova condizione psico-fisica;
  • accettazione della propria condizione di invalidità più o meno in forma grave;
  • adattamento alla nuova condizione visiva modificando il proprio stile di vita;
  • acquisto di attrezzature e ausili che riducano in parte il disagio derivante dalla nuova condizione di invalidità più o meno in forma grave;
  • impegno in campagne per la diffusione e il diritto ad una corretta informazione circa i vantaggi e gli svantaggi di un intervento di chirurgia refrattiva;
  • supporto di un gruppo di auto-aiuto;
  • formazione di una rete di supporto con altri individui nella propria condizione;
  • promozione di associazioni di volontariato che abbiano come scopo la prevenzione del benessere dell'individuo.
          Questo articolo non ha come scopo quello di scoraggiare i giovani ad affrontare interventi di chirurgia refrattiva Lasik e Prk, ma quello di puntare l'attenzione verso medici poco scrupolosi e attenti e pazienti eccessivamente impulsivi e sprovveduti.
          In realtà, le operazioni con il laser hanno portato non solo i cosiddetti "Nuovi Invalidi" ma anche i "Nuovi Miracolati": "mi sono addormentato che non vedevo, ho aperto gli occhi ed ho visto gli spilli per terra!".
          Quello che alla fine è importante tenere presente è che la condizione di partenza del difetto visivo, lo stile di vita, le aspettative che si hanno circa la riuscita dell'intervento, il tipo di professione che si svolge, gli hobby che si hanno, gli sport che si praticano, le caratteristiche di personalità che si posseggono orientano alla scelta di operarsi oppure a quella di rinunciare all'intervento accettando la propria condizione di ..."vita con lenti".

Single: non sempre è una scelta

Non l'hanno visto tutte ma l'hanno visto in molte "Il diario di Bridget Jones" di Helen Fielding portato recentemente sul grande schermo. Bridget, la single trentenne più famosa di Londra, è diventata di celluloide. La sua storia è una delle tante storie e si basa su un concetto estremamente semplice: vivere da single. Eppure, pagina dopo pagina, scena dopo scena, ci si accorge che non sempre questa condizione è una scelta. Bridget è una donna in carriera, vive sola, è autonoma, frequenta un gruppo di amici e nessuno la stressa quando rientra tardi la sera o beve un bicchiere di troppo. Ma poi il bicchiere diventa una bottiglia, la sigaretta un intero pacchetto, lo spuntino notturno un'abbuffata compulsiva.

In realtà, Bridget cerca un uomo, un uomo con il quale non dividere solamente il letto ma trascorrere la propria vita. La ricerca si rivela, però, subito difficile.
Chi può dire con tutta onestà di essere single per scelta? Forse solamente chi è passato per l'inferno può realmente affermare che, a volte, è meglio essere soli che mal accompagnati! In tutti i restanti casi, la risposta potrebbe trovarsi nel non aver ancora conosciuto l'anima gemella ed è per questo motivo che, spesso, si preferisce dire agli altri che si è soli per una propria decisione. La vera scelta resta in ogni modo quella di poter decidere con chi trascorrere la propria vita e non se trascorrerla o meno con qualcuno!

Da sempre il rapporto con l'altro nasce dal bisogno di essere in due, bisogno che è culturalmente determinato e fa parte dell'ereditarietà biologica legata alla sopravvivenza della specie e dell'individuo. La scelta di un compagno inizia, infatti, con la pubertà, per poi proseguire con l'età adulta. Si parte da bisogni d'appoggio/sostegno o da bisogni narcisistici (cercare un partner che sia uguale a noi o come desidereremmo essere) che sono prevalentemente di tipo immaturo, per arrivare a quelli di complementarietà, di integrazione, di scambio in cui ci si preoccupa in maniera paritetica dei propri bisogni e di quelli dell'altro (vita mea-vita tua).

Essere single è soprattutto una questione di testa e non di bellezza: questo uno dei messaggi che il film trasmette. Alla fine, infatti, la bravissima Rènee Zellweger un compagno lo trova... e che fidanzato! Non sono, quindi, sempre le più bruttine o quelle con qualche chilo di troppo a restare single; anche quelle snelle, dalle lunghissime gambe affusolate, si ritrovano talvolta davanti allo specchio di casa a parlare a voce alta, per rompere il silenzio che le circonda.

Lei parla troppo, lui non l'ascolta

Li hanno definiti Marte e Venere, Sole e Luna, Terra e Acqua, ma sono semplicemente uomini e donne. Universi paralleli, che a volte riescono a compenetrarsi e a fondersi magicamente. Eppure, le diversità esistono; col tempo possono aumentare, anche attenuarsi e sfumare, ma alla fine, restano sempre.
"Che cosa vogliono gli uomini?": le donne si sono già date una risposta da molto tempo; sono gli uomini che sembrano non avere ancora completamente compreso quanta ricchezza, novità e complessità nasconda la donna del nuovo millennio.

Nella commedia "What women wont" con Mel Gibson ed Helen Hunt, è il pubblicitario Nick Marshall, maschilista e donnaiolo, a domandarsi "Che cosa vogliono le donne?", e a diventare, in seguito ad una scossa elettrica che gli fa acquisire il dono della telepatia, il miglior complice di queste ultime. Sfortunatamente noi non viviamo in una fiction e continuiamo a ripeterci come un disco rotto "io non la/lo capisco", "lui/lei non mi capisce". Allora, ecco che entra in scena l'amica/o del cuore che dispensa consigli come fossero prescrizioni mediche! "Non fare così.. dai retta a chi c'è già passata/o prima di te!" E di questo passo, le ricette su come affrontare il rapporto con l'altro si tramandano da una generazione all'altra come i racconti popolari che si arricchiscono man mano di nuovi contorni e che a tutto servono fuorchè trovare un linguaggio comprensibile per entrambi i sessi!

Ma è proprio la diversità, sì quella connotazione che più di tutte ci disturba e che fatichiamo ad apprezzare in una relazione, a favorire quella gamma di emozioni, sentimenti e comportamenti che ha la funzione di rinvigorire, rinnovare e mantenere, nel tempo, un rapporto di coppia. "Dov'è allora il problema?" direte voi; "Nella domanda sbagliata" rispondo io. Occorre infatti chiedersi: "In che modo affrontiamo gli eventi, i problemi, le insicurezze e i desideri?" L'uomo usa una logica di potere ed ha bisogno di comprendere la situazione oltre che di sentirsi compreso. Ragiona seguendo lo schema "definizione del problema e sua soluzione" e per interessarsi all'altro ha bisogno di sentirsi valorizzato. Quando la soluzione non si presenta con immediatezza e con successo, allora il problema viene accantonato; l'uomo sceglie di isolarsi, o di occuparsi del proprio lavoro smisuratamente, e a minimizzare gli stati d'animo. La donna parte, invece, da una "logica di relazione" ed ha bisogno di parlare, sentirsi ascoltata, amata ed accettata. Ragiona pensando che la cosa importante è stare vicini, darsi affetto e per essere coinvolta ha bisogno di sentirsi importante, al primo posto. Tende a parlare dei problemi, a confidarsi, a chiedere consigli alle amiche e a soffocare il partner con critiche ed apprezzamenti.

In definitiva, lui pensa che lei parli troppo, lei che lui non l'ascolti... Non c'è bisogno della sfera di cristallo per intuire che il rapporto con l'altro sesso non resterà esente da difficoltà neppure in questo secolo! Non sorridete della prossima esortazione: donne parlate di meno e uomini ascoltate di più: la lettura del pensiero non è di questo mondo...