Jasmine e Ariel
Due gatte, due mondi, un incontro improbabile
Nella mia vita gli animali non sono mai arrivati per caso.
O forse sì. Ma sono quei casi che sembrano avere un disegno preciso.
Dopo la morte di Morpheus, il gatto con cui avevo condiviso dieci anni e mezzo di vita, non pensavo di prendere subito un altro gatto. Un giorno però decisi di andare in un gattile.
Non cercavo un gatto preciso. Volevo solo capire se fosse arrivato il momento.
Molti gattili non volevano affidarmi un animale perché ho un terrazzo. Alla fine arrivai in un piccolo gattile privato dove mi parlarono di una gatta difficile, quasi ingestibile. Era stata recuperata da una situazione complicata e aveva sviluppato molti problemi comportamentali.
Quando il mio partner provò a prenderla in braccio lei cercò subito di graffiarlo.
Io mi sedetti su una sedia.
La gatta mi guardò, fece due passi e mi saltò in braccio. Rimase lì più di un’ora facendo le fusa senza più scendere.
La responsabile del gattile mi disse:
“Credo che ti abbia scelto”.
La portai a casa “in prova”, per fare prima gli esami. Era sana, non aveva malattie gravi. E così rimase con noi.
La chiamai Jasmine.
La pantera
Jasmine è una gatta nera con occhi verdi e il carattere di una pantera.
All’inizio era difficilissima: ringhiava, aveva problemi comportamentali, non stava in braccio, non dormiva nel letto e al veterinario servivano più persone per riuscire a visitarla.
Con Jasmine non c’è stato un colpo di fulmine semplice. È stata una relazione costruita lentamente, giorno dopo giorno.
Il vero cambiamento è arrivato quando ho smesso di confrontarla con Morpheus. Morpheus era stato il gatto perfetto, dolce con tutti. Jasmine non poteva essere così.
Quando ho iniziato ad accettarla per quello che era davvero, ho scoperto una gatta intensa, meditativa, profondamente sensibile.
Nel 2019 Jasmine ha avuto un tumore mammario molto aggressivo. È stata operata con una doppia mastectomia e per quel Natale abbiamo deciso di non partire per restare con lei.
L’operazione è andata bene. Jasmine è sopravvissuta.
Con gli anni è diventata sempre più affettuosa. Non è una gatta da pet therapy, ma quando decide di avvicinarsi lo fa con una profondità che commuove.
L’incontro nel deserto
La storia di Ariel è completamente diversa.
Nel gennaio 2025 ero in viaggio in Arabia Saudita con Alberto. Una sera arrivammo a Tabuk, una città molto a nord.
Nella hall dell’aparthotel vidi una gatta magrissima che cercava di rubare una pizza a due signore. Era intraprendente, affamata, ma incredibilmente affettuosa.
Mi saltò subito in braccio e iniziò a fare le fusa.
Quella notte dormì con noi in camera.
Il giorno dopo dovemmo partire per continuare il viaggio. Pensammo che sarebbe rimasta nei dintorni dell’hotel.
La sera tornai a cercarla. Non c’era.
Cominciai a girare per le strade chiamandola. Dopo quasi un’ora il mio compagno mi disse di lasciar perdere. Ma io feci ancora un giro.
Davanti a una casa del tè chiusa vidi un piccolo gatto correre verso di me.
Era lei.
Mi saltò in braccio come se mi avesse riconosciuta.
In quel momento ho pensato:
questo non è un incontro casuale.
L’odissea per portarla a casa
Il problema era che stavamo viaggiando e non potevamo portarla con noi.
Nei giorni successivi non riuscivamo a smettere di pensarci. Così abbiamo iniziato a contattare associazioni, volontari, chiunque potesse aiutarci.
Tra lingue diverse, burocrazia, distanze enormi e procedure sanitarie, il recupero di Ariel è diventato una vera odissea.
Un volontario l’ha recuperata a Tabuk.
Un driver ha percorso oltre 1000 chilometri per portarla a Jeddah.
Sono stati fatti microchip, vaccini, test della rabbia e tutte le pratiche per il trasferimento internazionale.
Alla fine Ariel ha volato con Qatar Airways ed è arrivata a Malpensa dopo quasi 24 ore di viaggio.
Quando l’ho vista uscire dal trasportino non riuscivo a credere che quella gatta incontrata per caso nel deserto fosse davvero arrivata in Italia.
Pantera e leone
Jasmine e Ariel sono l’opposto.
Jasmine è
intensa, meditativa, misteriosa.
Ariel è
vulcanica, esuberante, resiliente.
All’inizio Ariel era dominante e Jasmine ne era terrorizzata. Ci sono voluti mesi perché trovassero un equilibrio.
Oggi dormono spesso vicine, ogni tanto giocano e hanno imparato a condividere casa, cibo e territorio.
In un certo senso si sono cambiate a vicenda.
Jasmine è diventata più intraprendente.
Ariel un po’ più pacata.
Una scelta reciproca
Non avevo programmato di adottare Jasmine.
Non avevo mai pensato di adottare una gatta in Arabia Saudita.
Eppure entrambe, in momenti diversi della mia vita, mi hanno scelta.
A volte gli incontri più importanti non si programmano.
Accadono.
E basta avere il coraggio di accoglierli.



















